Attualita'

Cilento: una crociera sulle rotte della storia


È un itinerario storico e naturale insolito, sul mare del Golfo di Policastro, alla scoperta delle «torri costiere». La rotta è quella del mito, la stessa percorsa da Ulisse, da Enea e poi dai Saraceni: baie nascoste, spiagge bianche e assolate, grotte misteriose e profonde, rifugi suggestivi, luoghi che hanno conquistato generazioni di uomini e di popoli. Terra protesa nel mare il Cilento. E se con il mare ha dovuto stringere un vitale legame di scambi commerciali e culturali, da esso ha dovuto anche imparare a difendersi. Le incursioni dei turchi, che a partire dal XV secolo, terrorizzarono le popolazioni delle marine, obbligarono a ricorrere ad un sistema difensivo affidato alle torri di guardia. È l’epoca di quell’invocazione atterrita di «Mamma li Turchi!» che evoca immagini atroci di saccheggi e di eccidi, di devastazioni e di sequestri di giovani vite trascinate per sempre nell’inferno della schiavitù e della sofferenza. E in alcuni canti della tradizione popolare marinara è ancora viva la traccia di quegli episodi da incubo: «All’armi, all’armi la campana sona, Li Turchi su arrivati alla marina! Chi teni scarpi rutti si li ssola, li mei l’aggiu sulàti stammatina». Sono nove le torri di vedetta allineate sulla costa tra Punta degli Infreschi e Sapri: Anforisca, Calamoresca, Morice, Spinosa, Garagliano, Oliva, Capitello, Petrosa, Capobianco, ad indicare nomi di altrettanti luoghi, ciascuna con la sua storia, le sue leggende e il suo mistero racchiusi tra le mura possenti. Furono costruite, come tutte le altre del Regno, in vista l’una dall’altra e in modo da formare una catena ininterrotta, nel corso del XVI secolo, su ordine dei vicerĂ© spagnoli di Napoli don Pedro de Toledo e don Perafan de Ribera, a difesa dalle incursioni rovinose delle vele con la mezzaluna. Si distinguevano in «cavallare», «di difesa» e «guardiole», secondo la grandezza e lo scopo cui erano adibite. Erano armate di «colubrine» (piccoli cannoni) e di «petriere» e a loro custodia erano i «torrieri», mentre «guardiani», «armigeri» e «rematori» costituivano il personale ausiliario. Fumo e bandiere di giorno e campane e falò di notte le segnalazioni d’uso. Possiamo immaginare la vita di questi «eroi» solitari: nelle belle giornate preoccupati a scrutare l’orizzonte in attesa di eventuali attacchi nemici; in quelle burrascose attenti ad avvistare mercantili a rischio di naufragio. Alcune torri servirono da cordone sanitario durante la peste del 1656, altre divennero posti di Dogana agli inizi dell’800, su altre ancora fu installato il sistema telegrafico ad asta e divennero «torri semaforiche». Poste in vendita dal Demanio dopo l’unità d’Italia, alcune di esse furono acquistate da privati e trasformate in abitazioni. Per le altre, invece, l’abbandono all’incuria del tempo e degli uomini, un’offesa ancor più umiliante di quelle subite, nei secoli, ad opera dei pirati. Oggi, adeguatamente recuperate, potrebbero costituire, oltre che una risorsa importantissima per la cultura delle popolazioni, anche un eccezionale elemento di richiamo per lo sviluppo economico e turistico non solo del CILENTO e per la possibilità di favorire suggestivi itinerari turistico-culturali da promuovere e pubblicizzare su scala nazionale ed europea.

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