Attualita'

Cilento: ripartono gli esperimenti del Parco genetico


Riprende le attività di ricerca, allargando i suoi orizzonti, il progetto Parco genetico del Cilento e Vallo di Diano, interrotto dopo la prematura scomparsa della responsabile Graziella Persico il 7 febbraio scorso. La Regione Campania, che ha finanziato il percorso di ricerca nell’ambito del Por Campania 2000-2006, ha già annunciato attraverso l’assessore alla Ricerca Scientifica Teresa Armato che saranno presto isituite tre borse di studio alla memoria di Graziella Persico, destinate alle attività del Progetto. A coordinare le attività è stata ora chiamata Marina Ciullo, ricercatrice Cnr che ha affiancato Persico nel percorso progettuale fin da quando esso è sorto, nel 2001. “La passione, l’impegno e il rigore scientifico di Graziella Persico - spiega la nuova responsabile scientifica - sono riusciti a far crescere questo progetto che ha dato esiti significativi anche in termini di collaborazioni scientifiche in ambito nazionale ed internazionale”. Due sono gli importanti risultati raggiunti dal gruppo di ricerca pubblicati su prestigiose riviste mediche internazionali. “La stampa estera fin dall’inizio ha dimostrato di apprezzare il nostro lavoro. Incontriamo maggiori difficoltà per imporci all’attenzione dell’opinione pubblica locale”, sottolinea non senza amarezza Silvana Barbirotti, manager del progetto. Lo studio sull’ipertensione pubblicato nel 2006 sulla rivista “Human Molecular Genetics” rappresenta il primo risultato del progetto: l’individuazione di un nuovo gene responsabile dell’ipertensione arteriosa. La definizione di un frammento di Dna comune all’intera popolazione di Campora è stato il primo passo per la ricerca dei farmaci che possono curare una malattia comune al 45 per cento circa dell’intera popolazione italiana. Il numero di maggio della rivista “Human Heredity” ha dato ampio spazio all’altra importante ricerca del progetto cilentano, che definisce le caratteristiche demografiche e genetiche della popolazione di Campora (Campora: a young genetic isolate). Lo studio ha confermato che Campora costituisce un isolato genetico, una popolazione che a causa dell’isolamento geografico e della scarsa immigrazione ha conservato nel corso dei secoli caratteri genetici omogenei e chiari. In simili situazioni i progenitori trasmettono alle generazioni successive i medesimi caratteri ereditari, creando condizioni per un patrimonio geneticamente “puro”. I dati raccolti hanno poi dimostrato che la popolazione camporese è stata originata da un ridotto numero di fondatori - 20 linee genealogiche maschili e 17 linee femminili - che coincidono con gli individui sopravvissuti alla peste della seconda metà del XVII secolo. “Questo tipo di osservazione - aggiunge Marina Ciullo - rappresenta un passo avanti per la prevenzione delle malattie neurodegenerative, quali tumori, Alzheimer, Parkinson, patologie cardiovascolari”. Il percorso di ricerca finora svolto ha sempre considerato la popolazione locale la principale risorsa del progetto e ciò ha fatto sì che l’intero territorio divenisse un laboratorio vivo e attivo, con il pieno coinvolgimento delle comunità. “E’ un lavoro di notevole interesse e di grande impatto perché alla passione della ricerca si aggiunge l’intensità del contatto continuo con la popolazione, contatto che per noi è fonte di energia morale e scientifica. In quanto ricercatrice sono stata sempre impegnata nei laboratori. Questo progetto mi ha fatto scoprire il contatto umano, che per me è stato occasione di grande arricchimento umano, mai provato in precedenza”. La prossima attività che coordinerà Marina Ciullo sarà una linea di ricerca dedicata alle donne di Gioi, Cardile e Campora che rappresenta una ulteriore occasione di controllo della salute di cui potranno avvantaggiarsi le cittadine di diverse età. “Subito dopo prevedremo visite odontoiatriche e cardiologiche per avere una visione quanto più possibile ampia dello stato di salute della nostra popolazione. Il nostro scopo principale resta raccogliere informazioni da offrire alla scienza medica per la cura delle malattie multifattoriali, risalire alle cause genetiche delle malattie ereditarie complesse e confrontare i risultati cilentani con quelli che si stanno raccogliendo in altre comunità scientifiche”. Un altro importante obiettivo del Progetto viene illustrato dal sindaco di Gioi, Leopoldo Errico: “Perché il progetto continui a raggiungere importanti risultati, è auspicabile che i dodici piccoli comuni oggetto della ricerca stabiliscano delle sinergie con gli enti locali. Il direttore dell’Asl di Vallo della Lucania, Giuseppe Di Fluri, ha già offerto la disponibilità dell’azienda sanitaria a forme di collaborazione scientifica e professionale. Puntiamo a coinvolgere ben presto anche il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano”. Al Comune e alla parrocchia di Gioi, il Gruppo di Ricerca ha donato domenica 6 maggio un cd con i dati informatizzati dei registri anagrafici dal 1625 al 2003, che rappresenta uno dei prodotti più significativi realizzato nei sette anni di lavoro sul territorio.

Top
Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Condividi su Whatsapp
Condividi su Linkedin