Attualita'

Agropoli: una piazza dedicata a Vincenzo Urti


Si svolgerà Sabato 5 Aprile alle ore 12.00 la cerimonia di intitolazione della Piazza antistante il Convento di San Fransceso ad Agropoli all'ex sindaco Vincenzo Urti. Scomparso nel 2005, Urti fu politico, scrittore ed educatore. Fu primo cittadino di Agropoli dal 31 dicembre 1952 all’8 giugno 1956. A lui si deve tra l'altro l'arrivo della linea elettrica ad Agropoli e la costruzione delle scuole elementari Landolfi.

Molte persone lo ricordano quando insegnava in Via Filippo Patella, come uomo politico, ma anche come un benefattore di Agropoli vecchio stampo, di chiara impronta cattolica, che molto fece per la nostra cittadina. Diciamo molto perché gli anni ’50 certamente non consentivano quegli aiuti che si possono ottenere oggigiorno con una semplice pratica, magari avallata dal politicante di turno. Egli era un uomo di sani e puri principi. Non si era candidato per favorire un partito, qualcuno, o addirittura se stesso. Vincenzo Urti: viene ricordato "un sindaco galantuomo". Lo hanno confermato politici di oggi e politici del tempo, semplici cittadini, amici, conoscenti. Urti voleva lavorare per il benessere del paese. Chiese, scuola, strade, la fornace, il doppio binario, erano le grandi occasioni offerte dal tempo per l’occupazione dei giovani di Agropoli. Negli anni ’50 – ’60 in tutto il litorale di San Marco, dal Lido Azzurro al Lido Raggio Verde, gli ombrelloni si contavano sulla punta delle dita e quindi non si poteva parlare di turismo. La popolazione viveva ancora dei prodotti della terra, del mare, dell’allevamento. Allora i fichi non venivano dalla Turchia ma venivano veramente prodotti nel Cilento ed esportati in tutto il mondo.

Fare il sindaco di Agropoli era duro. Cattolici, repubblicani, socialisti, comunisti erano stati i veri promotori della Repubblica Italiana e della lotta al fascismo, ma ad ogni riunione la lotta, sempre democratica, era strenua. Qualcuno afferma che allora c’era maggiore rispetto per la politica. La democrazia era stata da poco conquistata e bisognava difenderla a tutti i costi. Vincenzo Urti la difese, lavorò per il popolo di Agropoli, non si arricchì facendo il sindaco, né fece arricchire alcuno dei suoi familiari. Fu un sindaco positivo.

"Secondo me Vincenzo Urti è stato il miglior sindaco di Agropoli - afferma un cittadino - perché non ha mai badato a speculare sulla sua carica per arricchirsi. Viaggiava sempre in treno, in seconda classe, o al massimo sulla bicicletta. Era una persona onesta, di sani principi morali e che stava molto a contatto con la gente…Quando i poveri, ed allora ce n’erano veramente, avevano bisogno, si rivolgevano a lui ed egli cercava sempre di aiutarli. Era un cattolico che cercava di applicare le norme del Vangelo. Ma si preoccupava anche di creare lavoro tra la popolazione da poco uscita dalla guerra.”

Durante la sua attività di sindaco si ricordano alcune importanti opere come l'autonomia del Liceo Classico Dante Alighieri, la realizzazione della linea elettrica, la risistemazione della piazzetta di Costantinopoli e la posa della prima pietra per l’edificio delle scuole elementari.

E' stato anche autore di diversi scritti sulla storia della città di Agropoli.

La scelta di dedicargli la piazza antistante la Chiesa e il Convento di San Francesco non è casuale. Urti come detto infatti, amava molto la città e ci teneva a valorizzare le antiche tradizioni.

Per sua iniziativa e dell’ italo-americano Franco Perrone, nel settembre del 1956 (mese di nascita del “poverello di Assisi”) fu issata sullo scoglio una grande croce in cemento armato rivestita di polvere di marmo e una grande lapide che reca le seguenti parole: “Da questo scoglio, sacro pulpito di fortuna, alla presenza di un popolo incredulo, nella primavere 1222, S.Francesco d’Assisi parlò ai pesci. Devoto omaggio di Franco Perrone (settembte 1956)”. Il 7 Ottobre (domenica) 1956, alle ore 16, si svolse il primo grande pellegrinaggio del Cilento al Santo Scoglio, guidato da Mons. Francesco Marrocco, della Parrocchia dei SS. Pietro e Paolo, con la partecipazione di Mons. Carmelo Merola della Parrocchia della Madonna delle Grazie e dei Frati Francescani del vicino convento di Pollica (Padre Floro di Zenzo, Padre Giovanni Siviglia, Padre Sinforiano del monastero di Copersito). “Agropoli, col suo mare eccezionalmente azzurro, coi suoi colli inghirlandati dei più vari fiori di macchia, col suo sole caldo che accende innanzi tempo il calore degli anni giovani nei vecchi, Agropoli ha ora un nuovo centro d’attrazione, che dovrà sempre valorizzare e potenziare nei secoli: il Sacro Scoglio di San Francesco” (Michele Rinella – Frate Francescano ad Agropoli).

Afferma Urti in un suo manoscritto: “Avevo sperato che, sfruttando opportunamente il fatto storico, al primo pellegrinaggio del 1956 ne sarebbero seguiti molti altri, facendo di Agropoli la meta di pellegrinaggi francescani provenienti dalla Campania e dell’Italia Meridionale. Così non è stato ed Agropoli ha perduto una grande occasione”.

Questo episodio, non è che l'ennesima dimostrazione dell'amore di Urti per la sua terra natìa e la dedica di una piazza è un atto dovuto.

«Abbiamo ritenuto giusto – afferma il Sindaco di Agropoli, Franco Alfieri -, aderendo alle tante sollecitazioni che ci sono pervenute, intitolare una piazza della nostra città ad un personaggio che tanto ha fatto e lasciato per Agropoli. Il professore Vincenzo Urti, infatti, ha dimostrato nelle varie fasi della sua vita alte qualità morali e sociali e, nel corso della sua attività amministrativa come Sindaco, riuscì a dotare Agropoli del primo Liceo Classico della sua storia e fu promotore di lodevoli iniziative che favorirono lo sviluppo culturale, politico e turistico del paese».

Ernesto Rocco - Catello Nastro 
InfoAgropoli

Vincenzo Urti nacque ad Agropoli il 9 novembre 1915. Ebbe un’infanzia molto travagliata. A sette anni era già orfano di entrambi i genitori. Ancora più difficile fu la sua giovinezza, perché si ritrovò, ben presto, ad affrontare la vita privo dei più elementari mezzi di sostentamento. Con l’avvento dell’adolescenza avvertì grande, dentro di lui, il desiderio di apprendere, di sapere, di studiare, ma non ne aveva né le possibilità economiche, né strutturali. Conseguì, così, la licenza elementare facendosi prestare i libri da occasionali amici e studiando, di notte, sotto la luce dei lampioni da poco installati in alcune strade del paese. Sono molti i suoi coetanei che hanno giurato di averlo visto studiare in questo modo così singolare ed appassionato.

Ben altre difficoltà incontrò, invece, allorchè decise di conseguire, sempre da autodidatta e privatista, la licenza media inferiore. Fu costretto, infatti, data la carenza cronica all’epoca dei mezzi di trasporto, a raggiungere a piedi la cittadina di Eboli, sede, nel circondario, dell’unico istituto secondario di istruzione. Per potersi, poi, mantenere agli studi superiori si vide costretto ad arruolarsi nell’esercito italiano e riuscì a raffermarvisi, con la qualifica di sottoufficiale. Conseguì, quindi, il diploma di magistrale. Nel 1942 fu inviato in Albania e fu di stanza a Tirana, da dove venne deportato dai tedeschi, ad epilogo del secondo conflitto mondiale, e relegato in un campo di concentramento nei pressi di Dusseldorf. Qui rimase per circa 2 anni. Poiché all’epoca delle prigionia egli era iscritto alla Facoltà di Lingue Orientali a Napoli con specializzazione in tedesco, francese e spagnolo. I tedeschi pensarono bene di utilizzarlo come responsabile di campo. Nell’espletamento di tale importante funzione, egli si distinse, ben presto, quale promotore di molteplici iniziative, lodevoli sia sotto il profilo umano che sociale, tanto da suscitare stima ed ammirazione in molti poveri altri deportati, alcuni dei quali, una volta tornati a casa, gli rimasero amici per il resto della vita.

Numerose ed inequivocabili sono le testimonianze raccolte, in tal senso, anche dopo la sua scomparsa. Copiosa la relativa documentazione, da lui gelosamente conservata, consistente in lettere ed attestazioni varie pervenutegli da ogni parte d’Italia.

Durante la prigionia il professore Urti si rese altresì promotore di importanti attività culturali e ricreative, allestendo, tra l’altro, anche una compagnia di teatro itinerante che rappresentava, soprattutto durante il periodo di Natale, quando la nostalgia dei prigionieri verso gli affetti più cari diventava più struggente, delle commedie, la cui replica venne estesa anche a qualche campo di concentramento limitrofo. Al termine del secondo conflitto mondiale egli tornò ad Agropoli e conseguì la Laurea in Lingue orientali e la relativa abilitazione all’insegnamento per gli istituti superiori.

Entrato in politica, divenne al 1951 al 1955 Sindaco della cittadina, nelle liste della D.C. Durante la sua amministrazione, riuscì a dotare Agropoli del primo Liceo Classico della sua storia e fu promotore di lodevoli iniziative che favorirono lo sviluppo culturale, politico e turistico del paese.

Amò la sua terra in un modo viscerale e la celebrò in moltissime pubblicazioni, redatte ad esito di laboriose e meticolose ricerche storiche, perpetrate attraverso la traduzione di inediti testi scritti in latino ed in tedesco. Le sue opere riscossero importanti apprezzamenti e consensi da parte di critici ed intellettuali del suo tempo.

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