La possibilità - già manifestata dall'amministrazione comunale di Agropoli- di dismettere la farmacia comunale, non cessa di suscitare polemiche. Dopo gli interventi critici dell'opposizione in consiglio comunale, ad alzare la voce è anche il sindacato SPI-CIGL che in una nota avverte: "Nessuno tocchi la farmacia comunale".
"Nel consiglio comunale svoltosi in data 21 aprile di questanno - si legge nella nota - il sindaco Alfieri ha ribadito ancora una volta la sua volontà di vendere la farmacia comunale. Per dare forza al suo discorso ha tratteggiato un quadro fosco del bilancio finanziario della struttura farmaceutica: ha parlato di mancati introiti e di perdite di esercizio, ha detto che vendendo la farmacia il comune potrebbe ricavare da un milione e mezzo ai due milioni di euro. Il suo discorso ci è sembrato più da imponitore che da sindaco. Per prima cosa ha denigrato la farmacia, sia per quanto riguarda il bilancio che per la gestione stessa. Poi, allettando i consiglieri con la speranza di recuperare uningente somma, ha concluso il suo intervento dicendo che il comune deve operare come unimpresa.
Tutto ciò che il sindaco ha detto in consiglio comunale non risulta a verità. Si può mai pensare che una farmacia sia deficitaria? Certo, il suo introito annuo non può essere paragonato a quello delle farmacie del centro, essendo la comunale in zona periferica.
Lo scopo di una farmacia pubblica - continua il comunicato del sindacato - non è tanto quello del profitto ma quello di esercitare una funzione sociale che assolve anche a presidio sanitario periferico, dando anche servizi gratuiti (come la misurazione della pressione sanguigna, il controllo del peso e la spedizione di ricette anche a domicilio, oltre alla raccolta dei medicinali scaduti). Non ultimo la farmacia pubblica garantisce lapertura anche durante i conflitti tra i proprietari di farmacie private e la regione (così come avvenne lanno 2008 con la serrata delle farmacie, protrattasi per molti giorni) evitando enormi disagi per i cittadini.
Venti anni fa il sindacato Cgil si spese molto per ottenere una farmacia pubblica.
Oggi, visti i benefici, non possiamo essere daccordo col sindaco che, secondo noi, persegue un percorso ambiguo
come non siamo stati daccordo a indebitare il comune per trenanni (e per sei milioni di euro) solo per acquistare il castello
e recuperare risorse vendendo la farmacia comunale.
Si tratta - conclude la nota - solo di una manovra per tentare di ripianare i debiti contratti per lacquisto del castello o ci sono altri interessi
?



