Attualita'

Cilento: dal Parco ultimatum a Pecoraro e Bassolino


È un vero e proprio ultimatum quello che esce dall'assemblea dei sindaci del Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, riunitisi ieri pomeriggio a Futani. Un tema pressante all'ordine del giorno: la nomina dei propri rappresentanti in seno al consiglio direttivo dell'ente Parco e l'elezione del presidente e del vicepresidente dell'assemblea. Invece, nulla di fatto, anzi l'impegno a non procedere alla designazione dei delegati del territorio fino a quando non sarà nominato il nuovo presidente dell'area protetta. Un nome che, come prevede la legge istitutiva dei Parchi nazionali, deve essere proposto dal ministro alle politiche ambientali, Alfonso Pecoraro Scanio, d'intesa con il governatore della Regione Campania, Antonio Bassolino. Solo che da oltre sette mesi questo accordo e la relativa nomina tardano ad arrivare, con il già presidente e attuale commissario straordinario Giuseppe Tarallo che il prossimo 28 febbraio si avvia a collezionare, con tutta probabilità, la sua terza proroga a tempo ai vertici dell'ente. La scadenza del suo mandato è avvenuta a metà dello scorso luglio. E il mese prima erano scaduti anche i 5 rappresentanti della Comunità del Parco nel direttivo, ovvero Giovanni Stanziola D'Angelo, Pierino Lia, Raffaele Accetta, Natalino Barbato e Corrado Matera, nonchè il presidente della stessa assemblea Gino Marotta e il vicepresidente Di Stasi, già sindaco di Felitto. Ieri la decisione clamorosa: la conferenza dei capigruppo dei sindaci (Margherita, Ds, Udeur, Sdi e Casa delle libertà), invece di dare inizio alle procedure per il rinnovo dei propri rappresentanti, ha sottoposto all'assemblea un documento, poi votato alla quasi unanimità (solo 5 astensioni sui circa 70 presenti). Il testo stigmatizza il ritardo nell'individuazione del presidente dell'ente e sollecita il ministro e il presidente della Regione a provvedere. Con una promessa: la Comunità dei sindaci non rinnoverà i 5 componenti del consiglio direttivo fino a quando non sarà nominato l'organo di vertice del Parco. «È una forma di protesta civile e democratica - spiega Gino Marotta - ma non per questo meno incisiva rispetto al malcontento dell'intero territorio». Elisabetta Manganiello

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