Attualita'

Agropoli, non infanghiamo la memoria di chi ha fatto la storia di questa città


La vicenda relativa all’intitolazione dell’Ospedale Civile, ha creato non poche polemiche in città. Alla fine la popolazione sembra aver scelto di dedicare il locale nosocomio al compianto Padre Giacomo Selvi, mettendo da parte la proposta del Consigliere Emilio Malandrino, di intitolare l’ospedale al dott. Isidoro Pacifico. In realtà la questione rischia di mettere in ombra personaggio storici e importanti per la città e di infangarne la loro memoria. Padre Giacomo Selvi è stato un personaggio importante, da anni un comitato si batte per la sua beatificazione. Arrivato ad Agropoli nel 1976, vi rimase fino al giorno della sua morte, era il 27 Settembre 1987. Tanto il lavoro che svolse in città a favore dei più deboli, senza mai prestare attenzione a se stesso e ai suoi bisogni. Da anni si parla di intitolare a lui l’Ospedale. Le scorse settimane, il Consigliere Malandrino, aveva proposto invece di dedicare il plesso ospedaliero ad Isidoro Pacifico, colui che potrebbe essere definito “il primo ospedale di Agropoli”. Se non gli verrà dedicato l’Ospedale, certamente dovrà essere ricordato in altro modo, per non dimenticare la sua importantissima opera. Negli anni ’60, quando ad Agropoli mancava ogni servizio sanitario, egli svolse il ruolo di “medico-condotto”, riuscendo proprio a sopperire all’assenza di strutture sanitarie, salvando così diverse vite. Indescrivibile la sua importanza per una città che stava crescendo, ma ancora priva di tanti servizi. Fu anche sindaco negli anni ’80 e per diversi anni fu consigliere comunale. Fu lui a posare la prima pietra per la costruzione dell’Ospedale Civile (14 Agosto 1982). Ma come Isidoro Pacifico, sono tanti i personaggi da non dimenticare. Ricordiamo tra gli altri Liborio Bonifacio. A lui era dedicato il parco pubblico di via Taverne, ma ora è scomparsa ogni intitolazione. Liborio Bonifacio era un veterinario, che studiò e progettò un siero anti-cancro. Migliaia di persone negli anni ’70, raggiungevano la nostra città, allora un piccolo paese, per farsi curare. Il ministero provvide anche ad effettuare delle sperimentazioni, sospese troppo presto affinché si potesse avere qualche risultato. Bonifacio morì nel 1983, in pochi lo ricordano. Ma tanti altri sono i nomi di persone da cui Agropoli ha ottenuto importanti eredità. Di loro, soprattutto i più giovani, non conoscono nulla. Ricordiamo il dottore Emmanuele Di Sergio, che rivestì anche la carica di sindaco, e a cui fu conferita una medaglia d’oro per l’opera svolta in occasione dell’epidemia tifoidea scoppiata ad Agropoli nel 1908. A lui si riferisce una lapide, in prossimità di Piazza Umberto I, per ricordare appunto a chi si debba la sua ricostruzione. Neanche una lapide invece per i sindaci Aldo Botti (nel corso della sua amministrazione tra le altre opere realizzate, vi fu l’inizio dei lavori per la costruzione dell’ITC), Vincenzo Urti (autonomia del Liceo Classico Dante Alighieri, realizzazione della linea elettrica, risistemazione della piazzetta di Costantinopoli, posa della prima pietra per l’edificio delle scuole elementari), Guido Maurano, (intitolazione dell'edificio delle scuole elementari al tenente Luigi Landolfi , realizzazione del monumento ai caduti in mare, trasferimento della sede del municipio in Piazza della Repubblica, apertura al culto della Chiesa di S.Francesco, realizzazione dell'edificio delle scuole medie G.Rossi Vairo, costruzione dell'edificio della scuola elementare delle Mattine, costruzione del liceo Dante Alighieri, costruzione del macello comunale, costruzione di fognature, depuratore e condotta sottomarina, completamento del porto, costruzione delle strade rurali di Fuonti, Moio, Frascinelle, Malagenia), Luigino Di Marco. Tra coloro che non hanno avuto l’onore di vedersi intitolati piazze, strade o edifici vi è Carmine Rossi. La sua è una storia del tutto particolare. L’11 Ottobre del 1866, un’epidemia di colera si abbatte su Agropoli. In pochi giorni il morbo dilaga in modo irrefrenabile e, in appena 16 giorni, si contano ben 81 casi, di cui 42 uomini e 39 donne. Le autorità sembravano impotenti, ma vi furono alcune persone che si distinsero dimostrando particolare impegno. Fra queste, il medico condotto Carmine Rossi. A lui venne dedicata una modesta via del centro storico che partendo da Palazzo Granito, porta al rione Fortino. Ma l’amministrazione Caputo, identificò Carmine Rossi medico, con Carmine Rossi farmacista e di una generazione più giovane. A quest’ultimo era stata dedicata una strada che da Piazza Troisi giunge a Piazza Vittorio Veneto. Orbene, ritenendo che le due vie fossero dedicate alla stessa persona, l’amministrazione cambiò il nome della via del centro storico (dedicata a Carmine Rossi – medico) in via Tanino Cuoco (valoroso combattente della II Guerra Mondiale che fece ritorno alla sua famiglia dopo una lunga e dura prigionia). Dunque, non sempre è vero che “ai generosi giusta di gloria dispensiera è morte (U.Foscolo). Tra i personaggi da non dimenticare, certamente degni di nota sono due parroci che hanno saputo guidare negli ultimi anni la nostra comunità: Don Cesare Caradonna e Don Armando Borrelli. Ma elencare tutti coloro che meriterebbero di essere ricordati sarebbe sbagliato, sono tanti e certamente si correrebbe il rischio di dimenticare qualcuno. L’auspicio è comunque quello che ognuno abbia i giusti riconoscimenti, sembra inutile infatti denominare le strade secondo i nomi delle quattro stagioni, dei mesi dell’anno, degli Stati del Sud America, dei fiumi italiani, o delle città italiane quando ci sono tanti personaggi locali che hanno fatto la storia. In ogni caso si spera soprattutto che si possa dare la possibilità alle nuove generazioni di conoscere dei personaggi che facilmente si tende oggi a dimenticare, ma di cui ancora vediamo le opere, il lavoro e gli sforzi compiuti non senza difficoltà.

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