Attualita'

Agropoli, il centro storico dice addio a "Zia Filomena"


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Alla fine doveva lasciarlo anche lei, questo centro storico di Agropoli, dove le mura ancora ostinatamente di pietra bisbigliano lo stanco protrarsi del tempo, la scia di un'epoca passata che non tornerà. Della vecchia guardia era rimasta lei, forse, ad aggirarsi per quei meandri, con i capelli bianchissimi sempre ordinati, con le sue gonne nere di una volta, e col suo bastone, poco più che vezzo di vanità per una figura ancora eretta, ancora sicura, nobile e paesana insieme. Filomena Vessicchio, zia Filomena, Filomena " ‘a cavota", come veniva chiamata da una comunità che assegna a chiunque, a volte beffardamente, il suo epiteto omerico, se n'è andata a 85 anni, nel sonno, in quel borgo antico dove ha vissuto tutta una vita, e dove era giusto spirasse. I postumi di uno dei mali peggiori hanno avuto la meglio anche sulla sua anima forte, temprata da un modo di essere donna, di affrontare la vita, la famiglia, gli altri, ormai lontano, archiviato lentamente dagli ultimi respiri della generazione della guerra. Per almeno tre decenni la festa religiosa della Madonna di Costantinopoli, momento solenne e unificante della città (allora più che adesso), ha visto il contributo organizzativo di “zia Filomena”. Con la sua religiosità magari superstiziosa e arcaica, ma passionale, e col suo carattere potente, deciso, scudo e spada al contempo, era la baronessa rispettata e superba di una tribù che ha passato forse più tempo a farsi la guerra che ad amarsi, ma che ha trovato sempre nel vessillo della devozione cristiana il senso profondo di una radice comune, l’esigenza ineludibile di un’identità territoriale e sociale che, pur se a tratti contraddittoria, ha il merito di aver rappresentato per tante persone, spesso poco istruite o sole, la speranza di una vita. Lo raccontava a chiunque si fermasse, a chiunque avesse il tempo e la curiosità di ascoltare anche qualche improperio iroso, di come l’avesse onorata, lei, quella madonna, e di come quella statua fosse stata da lei vissuta e amata. Nelle sue parole sgorgavano sempre generosi aneddoti di un’Agropoli andata, insieme al disagio di un presente in cui la sua età non si riconosceva più, non si specchiava più.
Al suo funerale, ospitato ieri, 27 Gennaio, dalla Chiesa della Madonna di Costantinopoli, erano presenti i tanti Agopolesi imparentati con lei e le tante persone imparentate con la sua storia, con il suo essere così veracemente del posto, con tutti i pregi e i difetti di una mentalità semplice, curtense. Nei rintocchi delle campane pomeridiane, Agropoli alta ha salutato così un altro pezzo di storia locale, un’altra piccola istituzione che ha lasciato il passo al tempo, e che resterà impressa nella memoria come i mattoni di pietra, come i fuochi d’artificio di ogni festa.

Giovanni Landi

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