Era riuscito a traghettare la sua memoria storica anche oltre il primo decennio del nuovo millennio. Ma alla fine un tumore alla prostata, aggravato dalla vecchiaia e da problemi cardiaci, ha reclamato la sua vita fino ad avere la meglio. Il Cavaliere Pietro Antelmo, presidente della sezione locale dell'associazione Combattenti e Reduci, avrà guardato per l'ultima volta le sue amate medaglie, questa mattina, prima di congedarsi dal mondo insieme al bagaglio dei suoi 96 anni.Ad Agropoli era ormai conosciuto come l'ultimo combattente, l'arzillo veterano che sfidando una salute via via più cagionevole, presenziava a tutte le
manifestazioni militari e commemorative, portando
il contributo appassionato di chi aveva vissuto sulla propria pelle l'ultimo periodo storico in cui l'Italia ha potuto conoscere davvero il sentimento della parola patria. Ogni volta, richiamato all'ordine, il cavaliere Antelmo reindossava le effigi della sua vita militare e si faceva accompagnare al posto di guardia, come ad onorare un impegno civile che si sarebbe arreso solo alla morte. Poche parole, pronunciate con la consueta enfasi militaresca, e sempre un singhiozzo di commozzione: Antelmo salutava così le nuove generazioni, le scuole, i cittadini più attenti, e nella volontà mai sopita di propagare la memoria dava un senso postumo alle battaglia di ieri.
La sua ultima appirizione in pubblico era stata in occasione della Festa
dell'unità d'Italia e delle forze Armate, il 4 Novembre scorso. Qualche mese prima aveva dovuto declinare con grande rammarico l'invito rivoltogli dal Generale Luigi Poli, ex capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, a partecipare al Quirinale a una cerimonia in occasione della Festa della Repubblica. "Chiedo scusa al Generale, ma resto ad Agropoli, non ce la faccio ad affrontare il viaggio".
Classe 1914, Antelmo il primo lavoro se lo inventò a 14 anni, quando insieme al fratello girava per Agropoli vendendo gelati con un piccolo carrettino. Lavorò poi presso la Fornace, primo vero spiraglio industriale della vecchia Agropoli, e partecipò ai lavori di costruzione dell'acquedotto e del doppio binario delle ferrovie, entrambi momenti di grande e positivo sviluppo per la città. Compiuti i 20 anni partì per Tripoli, e partecipò alla Guerra col grado di Caporal Maggiore, artificiere nella compagnia mortai del 39° reggimento di Fanteria. Nel 1943 si recò in Dalmazia, dove insieme allo zio aprì un piccolo negozio. Ma la guerra lo spinse a tornare in Italia, dove fu arruolato, ad Ancona, nella 93° Fanteria. Con una licenza riuscì poi a tornare ad Agropoli, e quivi rimase, dal momento che lo sbarco degli Americani, che egli aiutò nello scaricare le navi, pose fine al conflitto. Il dopoguerra lo vide dapprima barman, e poi gestore, come molti ricorderanno, di un negozio di alimentari.
I Funerali verrano celebrati domani, 28 febbraio, alle 16.30, nella Chiesa Santa Maria delle Grazie. Intanto, all'indirizzo dei familiari è giunto il cordoglio dell'intero consiglio comunale e della giunta cittadina, mentre il sindaco Alfieri ha espresso il dispiacere per "la scomparsa di un cittadino beneamato e legato da sempre ai valori della patria e della pace".
Agropoli ricorderà con grande rispetto e gratitudine l'uomo che ha eretto il Monumento ai Caduti del centro città, e che da instancabile veterano ci ha raccontato la nostra storia lontana fin proprio alla fine.
Giovanni Landi



