All'indomani della sentenza sul capo dei Vigili Urbani di Agropoli Crispino, il sindaco ha rilasciato delle dichiarazioni volte a commentare la vicenda. Domini apertamente dichiara di non essere d'accordo con i giudici.A seguito della sentenza con la quale il TAR ha accolto il ricorso del Maggiore Crispino il Sindaco di Agropoli Antonio Domini dichiara:
«Rispetto la sentenza dei giudici che hanno dato ragione al Maggiore Crispino, ma non mi sento di condividerne il contenuto. Nelle azioni che ho intrapreso e perseguito da circa tre anni, prima come vicesindaco facente funzioni e poi come Sindaco di Agropoli, ciò che mi ha ispirato è stato il perseguimento del bene e dell’interesse della nostra Città. Quando mi sono candidato ho stilato un programma che nei suoi punti cercava di dare risposta alle richieste della cittadinanza. Al primo posto, unanime, era ed è, ancora oggi, la richiesta di sicurezza, di ordine, di rispetto delle regole che sono l’unica strada da perseguire per assicurare la crescita di tutti nonché l’unico mezzo per poter garantire gli onesti.
La riorganizzazione della pianta organica del Municipio è uno strumento che serve per raggiungere questo scopo, essa va in questa direzione, che è poi quella già perseguita da Comuni di più grandi dimensioni come Napoli, Cava de Tirreni, Battipaglia, Eboli che così hanno riorganizzato da anni il loro organico.
Come ho detto prendo atto della sentenza, ma al contempo chiedo a questo Comando ancora maggiore impegno nel perseguimento di questi obiettivi di sicurezza, di legalità e rispetto delle regole che a questa Amministrazione sono richiesti da tutti, e questa non è l’opinione personale mia, ma è un’esigenza collettiva di un’intera comunità senza distinzione di colore politico.
Come ho detto prendo atto della sentenza, ma al contempo chiedo a questo Comando ancora maggiore impegno nel perseguimento di questi obiettivi di sicurezza, di legalità e rispetto delle regole che a questa Amministrazione sono richiesti da tutti, e questa non è l’opinione personale mia, ma è un’esigenza collettiva di un’intera comunità senza distinzione di colore politico.
Se qualcuno mi ha mosso l’accusa di combattere una battaglia personale contro una persona specifica, credo che la risposta negativa, più eloquente e chiara a smentita di ciò viene proprio da questa esigenza comune. Credo, inoltre, che questa sentenza non dando ragione a questo nuovo assetto organizzativo pensato nell’interesse della Città, sembra addirittura ribaltare questa teoria e perseguire la salvaguardia di uno, mettendolo finanche al di sopra di quella di un’intera comunità.»



